Avessi detto "moscone", avrei capito, ma non l'ho detto, e se l'ho detto non me lo ricordo.
martedì 6 marzo 2012
Quando lo zio Corrado ci chiede se per favore può usare il nostro bagno, i miei figli si appostano sul divano del salotto e nel più assoluto silenzio, ascoltano lo spettacolo pirotecnico come le notti d'inverno si ascoltano i temporali. Parlano solo per dare un nome ai razzi che dall'altra parte della parete vengono sparati. "Questa è una bomba di Maradona!" dice il piccolo. "A me è sembrata una bomba Lavezzi..." contraddice la grande. Vengono poi il Big bang, il Massacro della san Valentino, la Grande Berta e il Cannone di Navarone. Non mancano gli spunti musicali come La nona sinfonia di Beethoven o La Cavalcata delle Valkirie o pittorici come Il Capolavoro di Correggio. Immancabile, dopo il bouquet finale, la nota paesaggistica con le classiche Cascate del Niagara.
giovedì 23 febbraio 2012
giovedì 29 dicembre 2011
Ospiti
Io e mia moglie eravamo già comodamente infilati nei nostri
pigiami pregustando le calde morbidezze della notte quando il
campanello suonò. Ci guardammo in faccia con la medesima espressione
interrogativa: ma chi poteva suonare a quest’ora di notte? La prudenza non
essendo mai troppa la mia lei si rintanò in camera mentre io guardavo dallo
spioncino. Riconobbi il mio vicino di pianerottolo, Gavino Murru, un tipo
tranquillo, originario di Ovodda, che non avrebbe fatto del male a una mosca.
Viveva da solo ma non era il solito orso solitario che scaccia lo scocciatore
oltre i confini del suo territorio. Al contrario, si mostrava in genere molto disponibile
con tutti e in qualche occasione lo fu pure con noi. Aprii, certo di non
correre nessun pericolo. Lo feci accomodare sul divano del salotto e scusandomi
di farmi trovare pronto per la notte gli proposi un limoncello. “No, grazie.
Come ricevuto!”
“A cosa devo la sua visita?” indagai.
“Mi scuso per l’intrusione a un ora così tardiva, signor
Porrella, ma sto vivendo un periodo di difficoltà…”
In effetti non aveva la sua solita espressione sorridente
che ostenta in ogni circostanza.
“Ha dei problemi di denaro?”, chiesi.
“No, non di denaro… Ora le spiego…” In un certo senso mi
sentii sollevato da queste parole perché dovete sapere che sono il tipo che non
sa dire di no e non avrei avuto la forza di sottrarmi a una richiesta di
prestito. E chi l’avrebbe sentita mia moglie! “Come avrà notato da una
settimana ho degli ospiti a casa.”
“Sì”, risposi “Mi sembra di avere visto quattro persone con
lei.”
“Sei, sono sei. Si tratta di mio fratello con la moglie e le
altre due coppie sono dei loro amici di Bologna. Li ho invitati a casa per il
Natale e si tratterranno fino a capodanno.”
Ah! Mi tranquillizzai, probabilmente la classica richiesta
di aglio e prezzemolo al vicino di casa.
“Le serve qualcosa?” chiesi di nuovo.
“Ora le spiego”, proseguì il signor Murru. “ Sa com’è fatta
casa mia?”
“Certo che lo so: tutti gli appartamenti del palazzo sono
uguali, per lo meno tutti quelli sopra e sotto il mio sono uguali al mio mentre
il vostro è simmetrico così come quelli sopra e sotto il vostro.”
“E come saprà abbiamo solo un bagno…”
Nel frattempo, mia moglie, che aveva riconosciuto la voce
del vicino, era tornata in sala dove avveniva la nostra conversazione. Salutò.
“Per noi non è un problema . I nostri figli sono grandi e
vivono per conto loro”, dissi.
“Neanche per me, in condizioni normali, solo che attualmente
ho degli ospiti…”
“Ah! E come fate?” chiesi tra il preoccupato e il divertito.
“Si fa a turno, come al solito quando si è in parecchi.”
“Allora non è un problema neanche per voi!” dissi sollevato.
“Beh, un problema c’è. E’ che ogni volta che dovrebbe
toccare a me si presenta sempre qualcuno alla porta del bagno e io non posso
non lasciare il mio posto. Sapete, gli ospiti vanno trattati con riguardo…
Fatto sta che quando mi avvicino al bagno, a qualsiasi ora del giorno, c’è
sempre qualcuno che si presenta e mi chiede se per favore lo faccio entrare.
Quando dicono di avere fretta, quando che ne hanno proprio bisogno… Insomma,
per una ragione o per l’altra, sapete com’è,
cedo il mio posto…”
“E va bene”, dissi “ci sarà pure un attimo per lei, magari
la notte!”
“No. La notte è peggio! Entrano ed escono in continuazione,
quando non è l’uno è l‘altro. Le signore specialmente! Stanno a casa da una
settimana e da una settimana non riesco ad andare in bagno! Non trovo mai
l’occasione giusta. Una volta, ero già seduto sul water, bussarono alla porta
del bagno. Era un’urgenza mi dissero. Meno male che non avevo ancora iniziato:
mi alzai e cedetti il mio posto…”
“Non mi dica che davvero è da una settimana che non va in
bagno!” dissi.
“Sì, è proprio così. E non ce la faccio più…”
Ci guardammo un’altra volta in faccia con mia moglie.
“Posso?” chiese il signor Murru guardando nella direzione
del nostro bagno.
“Certo che può!” risposi.
Il signor Murru si alzò. La sua espressione era quella di un
santo martire alle porte del paradiso.
“Conosco la strada”, disse. “Con permesso…”
Il resto lo potete immaginare… Preciso solo che tiro cinque volte lo
sciacquone.
domenica 30 ottobre 2011
Parole militanti
Non sapevo che potessi arrivare a tanto, io che aprivo bocca
stando attento alle parole che ne uscivano, io che le controllavo ad una ad una
come le maestre di un tempo controllavano scrupolosamente le mani e le unghie dei
loro alunni. E se una di loro mi sembrava sospetta, per la vaga assonanza o la
possibile sovrapposizione di significati con una di quelle parole che la buona
educazione repudia, non potendo cancellarla dalla mia mente, la toglievo di peso
dalla frase, la mettevo in un angolo e la lasciavo in castigo come si faceva
con i bambini monelli.
Ora queste parole me le ritrovo in prima linea a combattere
i principi stessi che animavano il mio discorrere. Sorde a ogni richiamo sono diventate
indomabili e sfuggono completamente al mio controllo. Mi sentiste! Sono
parolacce, turpiloqui e oscenità. Non proferisco una frase senza offendere con
tutta la volgarità di cui sono capace, non c’è una parola che non sia scurrile,
indecente o scandalosa. E sentiste come le dico! Non tra i denti, timidamente e
senza convinzione: sono declamate, coraggiose, militanti. Se le parole avessero
dei piedi le mie indosserebbero gli scarponi dei militari.
Tutto è cominciato quella volta in cui chinandomi leggermente
per compiere qualche operazione che ho ormai dimenticato, non ricordandomi di
aver messo il cellulare nel taschino della camicia, questo mi è caduto nel
water. Nonostante fui pronto a recuperarlo – non erano passati più di tre
secondi – l’acqua era penetrata in tutti i suoi meccanismi interni rendendolo
inservibile, a meno che… a meno che lo immergessi immediatamente nel riso e
aspettassi il miracolo. Ci fu. Il riso aveva assorbito tutta l’umidità e mi
permise di parlare col mio vecchio
telefonino come facevo prima. Non esattamente…
Voi credete che l’avere recuperato il mio cellulare dal
cesso possa avere modificato in qualche modo l’argomento delle mie
conversazioni?
giovedì 27 ottobre 2011
Ti tengu cara
Stammi vicinu ùn ti n'andà ti tengu cara
Soca nun senti cum'ellu trema lu me core
Da parechji anni si per me la perla rara
S'avessi à vive senza à tè, bramu di more
E nostre case sò di punta à la sulana
Luce lu to purtellu à lu spuntà di u sole
So ch'è tu l'apri à lu sunà di la campana
Capelli sciolti cum'è le donne in le fole
Ùn possu rispirà l'aria che tu respiri
Senza trimà di passione quandu u ventu
Carcu di basgi, di canzone è di suspiri
Porta dinù lu to odore è ch'eo lu sentu.
Si fresca è pura quant'è l'alba appena nata
U rusulaghju si, fiuritu à tutte l'ore
Dammi la rosa, la più bella a più bramata
Quella chi nasce è chi fiurisce in lu to core.
T'aghju dettu una sera è incu l'angoscia in golla
Eramu soli à la funtana, era veranu
Chi lu mio core sdrughje cum'è mele in golla
Quand'è tu pigli la mio manu in la to manu
Stringhji la forte è tramindui in piena luce
Richi di tempu è di sperenza di a natura
Uniti pigliaremu a strada chi cunduce
Versu li ghjorni calmi è di gioie sicure.
Soca nun senti cum'ellu trema lu me core
Da parechji anni si per me la perla rara
S'avessi à vive senza à tè, bramu di more
E nostre case sò di punta à la sulana
Luce lu to purtellu à lu spuntà di u sole
So ch'è tu l'apri à lu sunà di la campana
Capelli sciolti cum'è le donne in le fole
Ùn possu rispirà l'aria che tu respiri
Senza trimà di passione quandu u ventu
Carcu di basgi, di canzone è di suspiri
Porta dinù lu to odore è ch'eo lu sentu.
Si fresca è pura quant'è l'alba appena nata
U rusulaghju si, fiuritu à tutte l'ore
Dammi la rosa, la più bella a più bramata
Quella chi nasce è chi fiurisce in lu to core.
T'aghju dettu una sera è incu l'angoscia in golla
Eramu soli à la funtana, era veranu
Chi lu mio core sdrughje cum'è mele in golla
Quand'è tu pigli la mio manu in la to manu
Stringhji la forte è tramindui in piena luce
Richi di tempu è di sperenza di a natura
Uniti pigliaremu a strada chi cunduce
Versu li ghjorni calmi è di gioie sicure.
lunedì 3 ottobre 2011
Feudalesimo
Nel mondo feudale c’erano i vassalli, i valvassori e i
valvassini ma a corte di Eleonora d’Arborea c’erano i vassalli, i vassoi e
tanti pabassini.
venerdì 9 settembre 2011
Differenziata
Quando, tre anni fa, introdussero la raccolta differenziata nella mia città avevo giurato che mai e poi mai mi sarei piegato alle sue regole. Ma come! Mi devo tenere tutta quella mondezza in casa mia? E dove la metto? E già m’immaginavo la casa piena di bidoni e di buste di tutti i colori, in veranda, nel sottoscala, nel balconcino, persino nelle camere da letto… Per non parlare di un costante e fastidioso volo di gabbiani intorno e sopra la mia casa, dei topi e dei loro amici gli scarafaggi... E poi è successo quello che doveva succedere: piano piano mi sono adattato, ne ho capito le ragioni, la profonda e dolorosa filosofia. Sono diventato un esperto in materia, una specie di Guru di quartiere a cui i vicini vengono a chiedere consiglio. E io che spiego, illustro, mostro assumendo un atteggiamento cattedratico. E mi dovreste vedere il venerdì pomeriggio, la vigilia della raccolta generale, quando sistemo i tetrapak insieme alla carta e lego il tutto formando un parallelepipedo perfetto, quando do un’ultima schiacciatina alle bottiglie di plastica già precedentemente risciacquate, quando infilo le buste piccole di secco in un meno ingombrante bustone trasparente! E l’umido. Io sono il re dell’umido. Che dico il re: sono l’imperatore dell’umido!
E' successo che me ne sono andato in vacanze, lontano da casa. Al nostro arrivo nel villaggio vacanze, sorpresa, mi accorsi che lì non si faceva la raccolta differenziata. Sotto il lavello c’era una pattumiera e soltanto quella. Fuori dal nostro appartamentino, a una trentina di metri, il classico cassonetto verde. Improvvisamente, mi sono sentito trasportato indietro di tre anni. Ho guardato mia moglie, i miei figli. Nei loro occhi la stessa domanda: “Come farà ora senza differenziata?” E subito i morsi dell'astinenza. Ero appena arrivato e la differenziata mi mancava da morire. Non sapevo come fare, come attenuare quell’angoscia che si era impossessata di me. Avevo già cominciato a contorcermi quando ebbi un'idea: la parte destra della pattumiera l’avrei dedicata al secco, la sinistra all'umido, la parte Nord alla plastica e la parte Sud al vetro. Non so se siate d’accordo con questa tecnica di sopravvivenza ma con me ha funzionato. Cercammo in fretta e furia qualcosa da buttare nei bagagli. Niente. Tornai in macchina. Ah, ecco! la bottiglia d’acqua minerale che ormai era quasi vuota. Bevvi l’ultimo sorso e corsi a buttare il mio primo rifiuto. Ero felice… Lo vedevo dagli occhi dei miei. Dulcis in fundo, avevo casualmente nei miei bagagli un'odorosissima busta per l'umido, sapete quelle buste biodegradabili fatte col mais o qualcosa del genere. Non avete idea del buon odore che emanano! Quella notte me la sono messa sul cuscino...
Me la sono messa sul cuscino, l’ho arrotolata e me la sono fumata.
domenica 28 agosto 2011
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