giovedì 6 marzo 2008

Cos'ha chiesto ieri a mia figlia?

Il genitore stringeva forte il collo del professore Perra con una presa di judo che avrebbe fatto onore al vicino dojo. Il viso dell’insegnante era diventato rosso come un peperone mentre quello del genitore era verde di rabbia. Intorno a loro, incurante dei compiti in classe che ricoprivano il pavimento della hall dell’istituto commerciale, una folla di studenti in festa incitava con dei cori la bestia dai nari fumanti a finire l’uomo. Finalmente quello stronzo di geografia le stava prendendo! Per un attimo sembrò che il genitore sorridesse e si mettesse in posa come per una fotografia. Mostraci, O Achille, i pettorali e la tartaruga del tuo ventre possente! Ma fu un attimo soltanto. L’espressione del colosso fu di nuovo minacciosa come il tono della sua domanda.
“Cos’hai chiesto ieri a mia figlia?”
I testimoni della scena, che non volevano perdersi niente della conversazione appena iniziata, fecero un improvviso silenzio.
“Chi è sua figlia?”
“Vittoria Vacca, ecco chi è. Allora?”
“Non ho chiesto niente a sua figlia!” riuscì a protestare il prof.
“Ti do una sberla se non mi dici che domanda hai fatto ieri!”
“La scongiuro, signore Vacca, si calmi. I voti di sua figlia Vittoria non sono catastrofici nella mia disciplina… Non sono ancora sufficienti ma ci mette la buona volontà…”
“Non mi calmo no. Conto fino a tre. Se a tre non mi hai detto quale domanda hai fatto a mia figlia per meritare un cinque ti mollo un ceffone!” Poi ricordandosi che non sapeva contare chiese a una ragazza in prima fila di contare al suo posto. Contrariamente agli altri questa non sembrava affatto felice di assistere all’umiliazione del suo professore preferito. Era l’unico insegnante di geografia che le avesse fatto capire la differenza tra la tundra e la steppa. Allora, la tundra è la vegetazione tipica del… mannaggia, aveva ancora dimenticato!
“Giuri che non gli farà del male!” supplicò la ragazza.
“Non gli faccio niente ma tu conta!” ordinò Braccio di ferro. La ragazza cominciò a contare:
“Uno!”
Pausa.
“Uno e mezzo!”
Lunghissima pausa.
“Due!”
Tempio Pausania.
“Allora, me lo vuoi dire o no che domanda hai fatto a mia figlia?”
“Due e un quarto!”
Pausonia di Cesarea.
“Mi rispondi?”
“Due e mezzo!”
Pau…
“Ti do un cazzotto invece di uno schiaffo e ti faccio saltare tutti i denti!”
“Due e tre quarti!”
“Forse una domanda gliel’ho fatta. Ho chiesto, disse il prof, cosa mangiano nei paesi poveri come per esempio la Cecenia…”
“In Cecenia mangiano i ceci. Lo sanno anche gli asini”, affermò il genio. “E mia figlia cosa ha risposto?”
“I ceci, appunto!”
“L’avrei giurato! Ma cosa c’entrano i ceci con la matematica? Non sei tu l’insegnante di matematica?”
“No…”
Mentre usciva fischiettando dall’unico bagno della scuola dove c’era la carta igienica, il professore di matematica, conosciutissimo per i suoi leggendari “ighisi” e “ipisilon", sentì un braccio poderoso avvolgergli il collo…

3 commenti:

tontonlino ha detto...

In aggiunta al raccontino un commento fatto in occasione della sua prima pubblicazione in un forum letterario:
La scuola, che non ho mai lasciato, è un piccolo pianeta come quelli di Guerre Stellari dove succede di tutto. Aggredire un insegnante, o semplicemente trattarlo a pesci in faccia è talmente normale da essere noioso. Le previsioni parlano però di un ritorno dei bei tempi quando la maggior parte di noi avrà superato la sessantina e porteremo in aula non solo la nostra senilità ma anche i nostri malanni a cominciare dai disturbi alla prostata per i maschietti. Allora sì che ci sarà da ridere. Immagino già la fila davanti all'unico bagno dove si degnano di mettere la carta igienica, aule con le bombole di ossigeno, il pappagallo, il salvavita Beghelli, dentiere dimenticate sul lavandino, lunghe strisce gialle nei corridoi in direzione dell'uscita lasciate da quei poveri umani che improvvisamente colpiti da sciolta hanno trovato quell'unico bagno occupato.
"Scusi, come si esce da questa scuola?"
"Segua la striscia gialla!"

Luca ha detto...

Divertente, impietoso e tragicamente vero.
Dura la vita dell'insegnante! Soprattutto oggi.

Per fortuna che c'è la scrittura, uno strumento magico che la sera funziona più dell'aspirina.

Sono venuto a trovarti e tornerò spesso a leggere le novità. Fare un salto in un Blog, infondo, è come andare a trovare a casa un vecchio amico.

***

Rispondo qui a quanto mi hai scritto sul forum Scrivere.

Anch'io ho provato amarezza e delusione, ma credo sia possibile ancora provare la gioia di scrivere, regalandosi - e magari regalando - piccoli momenti piacevoli. I tuoi racconti sono come caramelle con dentro un'anima di miele antico. Scrivi Tontonlino, e non fermare la tua penna.

P.S. e poi non tutto è perduto: pensa che leggendo lo specchietto "Assist", a pagina 6 del fascicolo 31, ho avuto la bella sorpresa di leggere uno spicchio di verità proprio sulle case editrici. Credo sia stato scritto da Marianna Martino che ha creato la piccola Casa Editrice Zandegù; proprio quella che ha rifiutato i miei racconti motivando uno per uno i punti deboli e invitandomi a lavorarci seriamente sopra. Non tutto è quindi perduto: anche nel mondo dell'editoria c'è ancora chi ama il proprio lavoro di editore e cerca di farlo con coscienza e seriamente.

Magari un giorno queste tue gustosissime caramelle saranno scoperte, assaggiate e apprezzate da una di queste vere Case Editrici. Lo meriteresti.

A rileggerti sempre qui sul tuo Blog. La prossima volta magari porto qualche amico/a ;-)

"asan da bubia" ha detto...

Ha HA bellissimo !Io l'ho superata la sessantina ,non e' poi cosi' male...non fare previsioni catastrofiche....impara lo judo!E guarda che la prostata e tutti i suoi vicini funzionaniancora benissimo.....MI SPIEGO ??!!
aDESSO vado a trovare Luca...Ciao.