giovedì 29 dicembre 2011

Ospiti


Io e mia moglie eravamo già comodamente infilati nei nostri pigiami pregustando le calde morbidezze della notte quando il campanello suonò. Ci guardammo in faccia con la medesima espressione interrogativa: ma chi poteva suonare a quest’ora di notte? La prudenza non essendo mai troppa la mia lei si rintanò in camera mentre io guardavo dallo spioncino. Riconobbi il mio vicino di pianerottolo, Gavino Murru, un tipo tranquillo, originario di Ovodda, che non avrebbe fatto del male a una mosca. Viveva da solo ma non era il solito orso solitario che scaccia lo scocciatore oltre i confini del suo territorio. Al contrario, si mostrava in genere molto disponibile con tutti e in qualche occasione lo fu pure con noi. Aprii, certo di non correre nessun pericolo. Lo feci accomodare sul divano del salotto e scusandomi di farmi trovare pronto per la notte gli proposi un limoncello. “No, grazie. Come ricevuto!”
“A cosa devo la sua visita?” indagai.
“Mi scuso per l’intrusione a un ora così tardiva, signor Porrella, ma sto vivendo un periodo di difficoltà…”
In effetti non aveva la sua solita espressione sorridente che ostenta in ogni circostanza.
“Ha dei problemi di denaro?”, chiesi.
“No, non di denaro… Ora le spiego…” In un certo senso mi sentii sollevato da queste parole perché dovete sapere che sono il tipo che non sa dire di no e non avrei avuto la forza di sottrarmi a una richiesta di prestito. E chi l’avrebbe sentita mia moglie! “Come avrà notato da una settimana ho degli ospiti a casa.”
“Sì”, risposi “Mi sembra di avere visto quattro persone con lei.”
“Sei, sono sei. Si tratta di mio fratello con la moglie e le altre due coppie sono dei loro amici di Bologna. Li ho invitati a casa per il Natale e si tratterranno fino a capodanno.”
Ah! Mi tranquillizzai, probabilmente la classica richiesta di aglio e prezzemolo al vicino di casa.
“Le serve qualcosa?” chiesi di nuovo.
“Ora le spiego”, proseguì il signor Murru. “ Sa com’è fatta casa mia?”
“Certo che lo so: tutti gli appartamenti del palazzo sono uguali, per lo meno tutti quelli sopra e sotto il mio sono uguali al mio mentre il vostro è simmetrico così come quelli sopra e sotto il vostro.”
“E come saprà abbiamo solo un bagno…”
Nel frattempo, mia moglie, che aveva riconosciuto la voce del vicino, era tornata in sala dove avveniva la nostra conversazione. Salutò.
“Per noi non è un problema . I nostri figli sono grandi e vivono per conto loro”, dissi.
“Neanche per me, in condizioni normali, solo che attualmente ho degli ospiti…”
“Ah! E come fate?” chiesi tra il preoccupato e il divertito.
“Si fa a turno, come al solito quando si è in parecchi.”
“Allora non è un problema neanche per voi!” dissi sollevato.
“Beh, un problema c’è. E’ che ogni volta che dovrebbe toccare a me si presenta sempre qualcuno alla porta del bagno e io non posso non lasciare il mio posto. Sapete, gli ospiti vanno trattati con riguardo… Fatto sta che quando mi avvicino al bagno, a qualsiasi ora del giorno, c’è sempre qualcuno che si presenta e mi chiede se per favore lo faccio entrare. Quando dicono di avere fretta, quando che ne hanno proprio bisogno… Insomma, per una ragione o per l’altra, sapete com’è,  cedo il mio posto…”
“E va bene”, dissi “ci sarà pure un attimo per lei, magari la notte!”
“No. La notte è peggio! Entrano ed escono in continuazione, quando non è l’uno è l‘altro. Le signore specialmente! Stanno a casa da una settimana e da una settimana non riesco ad andare in bagno! Non trovo mai l’occasione giusta. Una volta, ero già seduto sul water, bussarono alla porta del bagno. Era un’urgenza mi dissero. Meno male che non avevo ancora iniziato: mi alzai e cedetti il mio posto…”
“Non mi dica che davvero è da una settimana che non va in bagno!” dissi.
“Sì, è proprio così. E non ce la faccio più…”
Ci guardammo un’altra volta in faccia con mia moglie.
“Posso?” chiese il signor Murru guardando nella direzione del nostro bagno.
“Certo che può!” risposi.
Il signor Murru si alzò. La sua espressione era quella di un santo martire alle porte del paradiso.
“Conosco la strada”, disse. “Con permesso…”
Il resto lo potete immaginare…  Preciso solo che tiro cinque volte lo sciacquone.

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